Se il commercio si riconcilia con le città storiche

Se il commercio si riconcilia con le città storiche si aprono scenari interessanti per il riuso degli spazi abbandonati e più in generale per dare nuova linfa alla rigenerazione urbana. Nelle ultime settimane si possono registrare due segnali estremamente interessanti in tal senso. Il primo è avvenuto a Biella dove è stato inaugurato il primo city outlet. In una città simbolo della prima rivoluzione industriale diventata nel tempo il capoluogo di uno dei più importanti distretti del tessile – laniero, nasce un progetto innovativo che scardina finalmente l’ipocrisia dei finti paesaggi degli ”outlet” che abbiamo visto sorgere negli ultimi vent’anni nei più svariati “non luoghi” italiani, per scommettere sul valore simbolico e funzionale del centro storico. Si punta in due anni a sviluppare  una rete di 70-80 punti vendita con un fatturato stimato sui 50 milioni di euro per rimettere in gioco capitali e energie locali. Tra i driver dell’operazione l’amica e collega Luisa Bocchietto dell’Associazione “015 Biella” costituita nel 2014 con la volontà di dare vita ad azioni mirate per la valorizzazione del territorio. Il secondo riguarda invece l’evoluzione dei centri commerciali che comincia ad esprimere interesse verso forme più mature, innovative e sostenibili di trasformazione urbana. Dopo aver sperimentato nuovi meccanismi di economia dell’esperienza con  il Centro ad Arese, inaugurato in aprile nell’area prima occupata dall’Alfa Romeo, ora si procede con altri investimenti e nuove visioni. Grazie al dialogo avviato dal Consiglio nazionale dei centri commerciali con il Demanio è infatti in fase di analisi e valutazione il rilancio di immobili pubblici inutilizzati. Nel percorso di esplorazione del futuro che queste dinamiche stanno indagando ci può stare anche una riflessione sulla lunga durata dei cicli storici per un periodo di grandi transizione come quello che stiamo attraversando. In tal senso forse serve riflettere sul modo in cui i commerci in altre epoche hanno cambiato il corso degli eventi e degli uomini, allorquando altre moltitudini attraversavano i territori d’Europa per cause probabilmente non troppo diverse da quelle contemporanee: gli antenati dei mercanti sono i poveri, vale a dire la gente senza terra, la massa fluttuante che batte il paese, che offre la propria opera per la mietitura, che insegue le avventure, i pellegrinaggi (…) Gente che non ha terra è gente di ventura che fa affidamento soltanto su di sé e che niente spaventa. È anche gente ricca di cultura e di risorse, che ha viaggiato, che conosce lingue e usanze diverse, e che la povertà rende intraprendente (Pirenne H., 1936, Histoire de l’Europe des invasions au XVI siècle, Alcan, Paris,; trad. it., 2006, Storia d’Europa dalle invasioni al XVI secolo, Newton Compton, Roma).

RIUSIAMO L’ITALIA !

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it