NUOVI APPROCCI CERCASI

Rispetto alla reiterata “Battuta d’arresto per l’economia italiana: nel secondo trimestre Pil invariato”, senza volere scivolare nel pessimismo militante, serve concentrarsi su proposte e approcci alternativi. Interessanti da questo punto di vista le “tre proposte per evitare la catastrofe“ di Francesco Cancellato su linkiesta, ma ci sarebbero altre decine di “componenti semplici” per promuovere importanti cambiamenti  secondo nuovi meccanismi generativi e incrementali . Tra questi certamente il RIUSO TEMPORANEO E/O CREATIVO DI SPAZI ABBANDONATI che può essere davvero una grande opportunità a vari livelli. Si è già avuto modo di sottolineare in molte circostanze come: “Vista la grande disponibilità di spazi ed il forte interesse di target specifici al loro riuso, nasce l’ipotesi di facilitare l’incontro tra quei beni immediatamente disponibili (tra i complessivi 1,5 milioni, con particolare riguardo a quegli spazi che NON richiedono grossi investimenti, ma molto più semplicemente un nuovo approccio culturale e soprattutto “mentale” del tipo “More with less”) e la specifica domanda finalizzata a riempire anche solo una parte di essi, con idee e talenti legati a progetti artistici, creativi, culturali e sociali. Garantire questo “matching” tra domanda ed offerta può contribuire alla rinascita delle periferie delle città, innescando nuovi percorsi creativi. Riusare anche solo il 3% de questo capitale inagito del Paese favorendo l’avvio di attività lavorative in ambito artistico/culturale di almeno due giovani, contribuirebbe ad una riduzione significativa della disoccupazione giovanile (dal 5 al 10%). Si tratterebbe di una vera e propria manovra economica low cost, “anticiclica”, che nasce dal basso. E sarebbe la più grande in Europa… “. POTREBBE DIVENTARE UN AUGURIO DI FERRAGOSTO.

RIUSIAMO L’ITALIA!

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it

Riusiamo l’Italia: cosa succede in città

Schermata 2016-08-03 alle 14.29.37Le lettura del “Reader” dell’Osservatorio on line sul riuso degli spazi dismessi (lo strumento che seleziona, ordina e raccoglie le news in materia), continua presentare una serie di tematiche connotate in negativo ed alcune novità. In questo terzo articolo, si conferma come già evidenziato sia nel primo che nel secondo, una tendenza connotata fortemente da continui episodi di cronaca nera legati ad edifici abbandonati (violenze, omicidi, spaccio, vandalismo, furti, incendi, amianto, degrado, coltivazioni di cannabis, vagabondaggi). E, proprio a partire dai territori e dalle città, quella del riuso sta diventando, sempre più una questione politica: non è infatti un caso il successo dei re-twitt della campagna legata all’iniziativa di legge dei “Cinque stelle” sul recupero dei beni abbandonati. Il tema del riuso, si collega direttamente a quello del consumo di suolo: l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la ricerca ambientale (ISPRA), dice che si è passati da 7 metri quadri al secondo di suolo cementificato a 4 metri al secondo, una riduzione della velocità dovuta solo agli effetti della crisi dell’edilizia di questi anni. Nel nostro Paese vi sono Comuni che hanno dal 65 al 90 per cento del loro territorio già cementificato. E dei Comuni che hanno aumentato del 35/70 % il territorio cementificato negli ultimi 5 anni. L’ISPRA ha stimato in 800 milioni di euro il danno patrimoniale che ogni anno i cittadini subiscono in termini di servizi naturali ed ecosistemici. Si tratta di servizi essenziali che non sempre sono immediatamente percepiti: si stima però che valgano circa 55mila euro all’anno per ogni ettaro di terreno consumato e che riguardano ad esempio la perdita della produzione agricola, lo stoccaggio del carbonio, la protezione dall’erosione e dal rischio idraulico, fino anche all’assenza di impollinatori. Solo per la regolazione del microclima urbano (ad un aumento di 20 ettari per km2 di suolo consumato corrisponde un aumento di 0.6°C della temperatura superficiale) è stato stimato un costo che si aggira intorno ai 10 milioni all’anno.

La questione politica di una legge sul riuso di spazi dismessi è in agenda anche in Svizzera, nel Canton Ticino, dove vi sono 1’120 edifici dismessi, che corrispondono ai metri quadrati edificati della Città di Bellinzona.

Tornando in Italia, è evidente il ruolo che la “mano pubblica” può dare per favorire l’azione di riuso degli spazi legati ad una loro valorizzazione, ad esempio attraverso i fondi diretti per le città (si parla di 100 miliardi di euro in arrivo) oppure con la seconda edizione del bando Valore Paese Fari promossa dal Demanio, che promuove – con Italia camp – un’azione di trasformazione di edifici vuoti in luoghi per start up (ci sono 240 caserme non utilizzate). L’azione pubblica si fa avanti anche con l’approvazione del “Piano Strategico per il turismo” del Mibact, il primo ministero economico italiano, (secondo Franceschini) perché grazie ad indotto ed effetti positivi per il made in Italy, il turismo può essere la leva principale per la ripresa economica del Paese. Sempre grazie al Mibact, è stato approvato il Decreto che prevede l’utilizzo di edifici dello Stato per la realizzazione di centri dedicati all’arte, alla musica, alla danza e allo spettacolo. Altra azione pubblica, a livello regionale, in Campania, è il protocollo della rete “Borghi abbandonati”, per favorire la valorizzazione di questi luoghi. A livello locale, suscita clamore la mozione approvata dal Comune di Livorno (Cinque Stelle) sulla “requisizione temporanea con motivazione di urgenza umanitaria per l’emergenza abitativa, degli immobili pubblici e privati che sono inutilizzati”.

In questi anni, il mercato immobiliare registra una difficoltà nella ripresa delle vendita fatica ancora superiore per quelli in stato di abbandono. Emblematico il caso delle aste pubbliche, dove i prezzi sono stati fissati in una fase di pre-crisi (a Cecina un hotel è arrivato all’ottava asta, con valore sceso di un terzo). Un mercato immobiliare che viene “mosso” però anche grazie ad azioni innovative, per esempio, a Roma, quella della piattaforma City-Hound che mette in contatto domanda e offerta per la trasformazione temporanea degli spazi urbani sottoutilizzati.

Rispetto a nuove tendenze, vi sono alcune operazioni di recupero di immobili dove la funzione originaria (di Chiesa, cantiere, scuola) è stata riconvertiva in quella di hotel. Sempre sull’onda del fascino degli spazi abbandonati, sono di interesse i reportage sui “ruderi dell’industria italiana” e sulle dimore infestate da fantasmi.

Interessante è anche il “riuso” della funzione originaria della terra, nel progetto, a La Spezia, “Onda d’orto”.

In conclusione merita un approfondimento il rapporto tra video games e spazi, a partire dal fenomeno di Pokemon go, che sempre più spesso trova casa in luoghi pubblici ed in quelli abbandonati (in particolare a Consonno, l’ex “paese dei balocchi”). Ma non solo Pokemon: infatti, sia i prossimi Hunger Games, che una serie di nuovi giochi post apocalittici hanno come scenari quelli di edifici in stato di abbandono, così come Fallout Shelter – nella versione aggiornata – e King of fighters 14, tutte con la loro colonna sonora underground.

 

giovanni.campagnoli@riusiamolitalia.it

 

NASCE L’OSSERVATORIO SUL RIUSO DEGLI SPAZI ABBANDONATI

“Non serve cercare dati altrove, internet offre un bacino illimitato di opinioni, si tratta solo di sapere come cercarle ed utilizzarle al meglio, governando le funzioni di ricerca e comunicazione” [Dario Manuli, Product Strategy di Roialty]. L’interesse verso qualunque tema oggi può essere non solo ricercato e rilevato, ma anche misurato attraverso modalità on line. Ci accorgiamo di quanto la pubblicità, ad esempio, si avvale costantemente di questi flussi di informazioni… Infatti, come molte altre attività che hanno risvolti sociali, anche la ricerca sul tema è nata nel mondo profit (nella forma della indagine di mercato) per rilevare preferenze, interessi, temi dibattuti con maggior frequenza e gusti delle persone. Tutto ciò, con l’avvento del 2.0, dei social e dei “Big data”, assume coordinate diverse, ben più potenti, tanto che il societing – più del marketing – sembra essere la nuova disciplina utile a comprendere innovazioni e tendenze.
Il web è oggi “vita reale”, dunque non una “second life”: infatti, nella normalità dei casi, tanto sul web, che “dal vivo”, si condividono gli stessi pareri, si fanno acquisti, ci si informa, si guardano musica e film, si fanno pagamenti, si comunica e si partecipa alla vita culturale e sociale. Condividere, esprimere pareri ed apprezzamenti (dai “mi piace” agli “emoticons”), partecipare a discussioni on line, sono quotidfianità; le informazioni che vengono pubblicate in rete sono tracciabili e rintracciabili, misurabili e valutabili.
Come detto, questi strumenti di “social intelligence” sono già ben utilizzati dalle imprese profit. Trasferire queste modalità di ricerca anche in ambito sociale, permette di ottenere molte indicazioni progettuali e operative, tendenze, ”sentiment” sulle questioni. Così oggi “Riusiamo l’Italia” ha voluto sperimentare questi strumenti proprio sul tema degli spazi vuoti e della rigenerazione urbana, sviluppando un Osservatorio on line su questi argomenti, utilizzando piattaforme di social intelligence realizzate ad hoc da  Bewe e Roialty e che si appoggiano sul web costruito da Leonardo . Queste piattaforme permettono il web monitoring (cioè l’analisi delle conversazioni on line su oltre 3,5 milioni di fonti), per analizzare quanto si parla di un tema, come se ne parla, dove e a cosa viene maggiormente correlato.
Questa modalità di lavoro ha permesso lo sviluppo di una partnershipcon il mondo profit, con la multinazionale PPG/Univer con cui si è dato vita all’ambiente formativo dell’Università del Riuso, per favorire percorsi di apprendimento su questi temi.
Nello specifico della ricerca, dal “Readers” dell’Osservatorio emerge che anche in questi ultimi 10 giorni, si è parlato in modo approfondito di riuso, così come già emerso nell’articolo di inizio luglio. Molte le news rilevanti, in diversi ambiti, a partire da quello istituzionale. La questione del riuso è arrivata infatti alle istituzioni, tanto da essere oggetto di due disegni di legge: uno sull’autorecupero di immobili abbandonatipresentato dai Cinque Stelle alla Camera, l’altro, presentato da Forza Italia al Senato, per destinare immobili dismessi a start-up.  Vi è anche un Decreto del Mibact per la trasformazione di caserme in residenze artistiche, da affittare a non più di 150 euro al mese.
Nei Comuni, a Napoli, il tema è oggetto della contestata delibera del Sindaco De Magistris che regola l’uso degli immobili di proprietà dell’Ente, in quanto “beni comuni”. Gli stessi temi, a metà luglio, verranno dibattuti a Foggia in una due giorni e ad Imperia. Invece il tema della valorizzazione è promosso in Toscana, dove la rigenerazione incontra la “finanza”, a partire dal recupero di patrimoni di pregio, vuoti. Sempre dalla Toscana, la news di un borgo abbandonato (v. più avanti), divenuto ora “eco villaggio”.
Un tema molto sentito on line è quello degli spazi vuoti immediatamente riusabili: c’è sia un Decreto del Ministro Del Rio sugli alloggi sfitti, che l’azione di CittadinanzAttiva sul censimento per il recupero di spazi disponibili vuoti. Non solo: molto interessante l’azione di recupero dei teatri attivati dalla Regione Lazio e, sempre in ambito culturale, la candidatura di Palermo a capitale della cultura a partire dal recupero di alcuni luoghi simbolo della città.

La dimensione del “vuoto” viene sempre sottolineata dal web, sia nelle “aree interne” che in quelle urbane. Si parla infatti di 1.500 borghi abbandonati, con 1,26 mln di edifici, e di ben 5.000 “paesi fantasma”. Nelle città, il caso emblematico è a Milano dove, pur essendo invenduto il 50% di ciò che è stato costruito, si procede comunque nell’azione di consumo di suolo. Stessa questione a Lucca. Non solo: anche le Scuole chiudono e calano di numero: 100 in meno il prossimo anno. Infine, nel 2016, sono ben 838 le infrastrutture pubbliche incompiute, 90 delle quali in Campania e 116 in Sicilia.

Continuano costantemente episodi di cronaca legati a spazi dismessi ed abbandonati, che portano a sviluppare un “sentiment” fortemente negativo per le situazioni di degrado che lì vengono generate. I casi emblematici vanno da Bari a Vigevano, così come le questioni di salute pubblica a Terni, amianto a Senigallia, le paure a Erba, i crolli a Salerno, le demolizioni a Brescia, i “rave” a Cremona. Negative sono sempre anche le situazioni legate a opere oggetto di fallimento, abbandonate da anni, che spesso assumono la forma di “ecomostri”: un esempio rilevato in questi giorni è quello di Villasanta  (MB). Riprendersi uno spazio sportivo, è stata un’azione tra protesta e diritto di cittadinanza, a Pisa, sui campi sportivi chiusi perché dichiarati inagibili dalla Provincia.

Tutto ciò per dire che il tema del riuso ha diverse sfaccettature, che il web coglie puntualmente e bene. Rimane il fatto (vedi Figura) che il vuoto ha comunque un sentiment complessivamente negativo, viste le questioni descritte in precedenza, molto legate ad emozioni, a partire dalla paure, che sono preponderanti. E’ anche vero che si registra la percentuale più alta di sentiment positivo sui social, dove l’interazione è potenzialmente maggiore. Come dire: se se ne parla, si creano nei dibattiti, arrivano idee, proposte, buone prassi, soluzioni.

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giovanni.campagnoli@riusiamolitalia.it

Fonte: http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/content/nasce-l’osservatorio-sul-riuso-degli-spazi-abbandonati

 

Sul ruolo delle rovine nel contemporaneo: tre riferimenti

Una semplice associazione di idee che prende spunto dal senso di “rovina” che affligge il mondo con l’escalation di fatti drammatici degli ultimi giorni: Brexit, stragi, attentati, rivolte interrazziali, colpi di stato, gesti folli, schizofrenia diffusa. Che sta succedendo? Come ne usciamo? C’è una relazione tra la “rovina” politica, culturale di un modello di civiltà in declino e le “rovine” materiali del suo vasto patrimonio abbandonato? C’è forse una chiave attraverso cui, affrontando le seconde, si possono trovare soluzioni alla crisi della prima? Difficile dare risposte certe. Ci si limita a qualche spunto per riflettere attraverso tre riferimenti liberi, aperti e molto diversi tra di loro.

Il primo: Mauro Pagani ha appena realizzato un nuovo brano funk da titolo The big man ispirato a Donald Trump. Il Musicista ha commentato questa scelta sul fatto di non riuscire a rimanere indifferente di fronte alla possibilità che diventi l’uomo più potente al mondo. Il testo utilizza parole pronunciate da Donald Trump e nel videoclip un suo sosia si alterna alle scene con l’autore e, non a caso, nella sgangherata cornice di una grande fabbrica abbandonata.

Il secondo: il pittore francese Robert Hubert (Parigi, 1733 –1808) che i contemporanei avevano soprannominato “Robert des ruines” viene quest’anno celebrato  con un’importante e approfondita rassegna.  Oltre 140 tra i suoi dipinti, disegni e stampe di rovine, prima esposti al Louvre, poi alla National Gallery di Washington (fino al 2 ottobre) con una mostra ricca e articolata, definita quasi un catalogue raisonné. Tra i commenti più ricorrenti quelli che accennano a un peintre visionnaire, non incline alla commiserazione, nonostante i numerosi paesaggi di distruzioni e catastrofi che caratterizzano le sue rappresentazioni. Hubert non perde mai humour e ironia nella consapevolezza che la sua epoca  aveva imparato a riconoscere il fascino dalle rovine, nell’idea che “tutto passa, tutto perisce” (l’immagine è quella del suo dipinto raffigurante “Il ritrovamento di Laocoonte”).

Il terzo: deriva dalla lezione di Marco Casagrande, architetto visionario e rivoluzionario che nonostante vari riconoscimenti internazionali non ha ancora raggiunto l’influenza che meriterebbe grazie suo innovativo approccio basato sulla contaminazione tra l’architettura e altre discipline dell’arte, della scienza e dell’ecologia. La sua teoria di Città di Terza Generazione vede la condizione urbana post industriale come una macchina rovinata dalla natura umana e gli architetti come sciamani che meramente interpretano ciò che viene trasmesso dalla natura più grande del pensiero condiviso ( Marco Casagrande: Cross-over Architecture and the Third Generation City Epifanio 9, 2008).

In questo im-possibile dialogo a distanza nello spazio e nel tempo tra un musicista, un pittore e un architetto, forse qualche traccia di verità per l’esplorazione di un futuro migliore, senza rinunciare alla lezione di ironia e di disincanto che sembrerebbe essere una caratteristiche di tutti e tre.

RIUSIAMO L’ITALIA!

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it

Osservatorio on line sul riuso:evidenze e sentiment sul tema

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Il web non è solo un luogo di ricerca di informazioni, ma sempre di più un luogo di informazioni utili per la ricerca. “Riusiamo l’Italia” ha sviluppato un Osservatorio on line su questi temi, usando piattaforme di social intelligence realizzate ad hoc da  Bewe e Roialty e che si appoggiano sul web costruito da Leonardo  . Queste piattaforme hanno molte funzioni: tra questa – utilissima – un reader di news dedicate al tema. Poi la possibilità di misurare il sentiment su questo aspetti.Qualche dato rilevato in quest’ultimi giorni (dal 25 giugno ad oggi).

Partiamo dal tema: quantitativamente è rilevante ed impatta in modo forte sui territori: le fabbriche abbandonate sono 1.000 in provincia di Treviso ed i capannoni vuoti  1.500 in provincia di Novara . Emergono alcuni casi emblematici: i grandi hotel a Varese, a San Pellegrino, uno zuccherificio nel catanese, una cascina nella pianura padana.

Il riuso è una pratica che avanza e le buone prassi di moltiplicano, dai sette capannoni a Reggio Emilia, all’arte urbana a Firenze, dalla nuova “factory” di Soverato, ai ragazzi che recuperano un quartiere imparando un lavoro a Bari. Sempre più diffuse le pratiche di riuso temporaneo, da quelle di un borgo abbandonato perché bombardato durante la seconda guerra mondiale nel Lazio all’incontro per un grande gioco a Senigallia in un ex Ospedale psichiatrico, fino ad un festival in Molise.

Presentato  in settimana anche un disegno di legge sul riuso di spazi a favore di start up ed anche – in ambito musicale – un nuovo video a Crotone sui beni culturali.

Prevalgono però i problemi generati dallo stato di abbandono degli spazi dismessi: igiene pubblica (“ratti giganti” a Udine), incendi a Sesto SG e Anzioeternit a Montecatini, furti a Bagheria e Rimini, dove emerge anche il degrado urbano. Fenomeni di ordine pubblico (i rave a Bologna), criminalità e malvivenza a Torinoinquinamento da polveri a Palermointegrazione religiosa a Spilimbergo. Emerge anche il tema delle opere pubbliche incompiute, da Porto Torres a Mantova, con una accusa di programmazione sovrastimata di abitazioni rispetto alla popolazione.

Tutto ciò dà conto come il fenomeno sia ben presente sui territori, diffuso su tutto il Paese,  generi sia buone prassi, ma anche un “sentiment” negativo visti i tanti e troppi problemi che il vuoto provoca negli abitanti (vedi figura sopra). Il web oggi registra quindi più paure che speranze legate al vuoto, che invece genera fiducia quando viene riempito di idee, cultura, arte, incontri, rigenerazione civile… Una bella indicazione da seguire nei prossimi anni.

giovanni.campagnoli@riusiamolitalia.it

Sul riuso dei fari o primi “fari” per la diffusione del riuso generativo?

Il termine “faro” viene spesso utilizzato nel suo significato figurato per indicare una visione del futuro, uno strumento di progresso o uno scenario di possibile trasformazione del mondo. Il caso del riuso dei fari  avviato pochi mesi per iniziativa del Demanio esprime oggi un doppio segnale positivo: uno di tipo diretto riguardante la valorizzazione di questo straordinario patrimonio, l’altro di tipo più articolato sulle straordinarie potenzialità del riuso in senso innovativo e generativo.

La ”nuova vita dei fari italiani” rappresenta certamente un segmento molto ristretto e del tutto speciale del vasto patrimonio immobiliare da riusare. È quindi difficile fare considerazioni generali, tuttavia non si possono non cogliere alcune prime indicazioni interessanti: lo schema “generativo” e win-win tra pubblico e privato, la diversificazione dell’offerta turistica secondo specifica caratterizzazione dei singoli progetti, la tipologia dei soggetti affidatari (imprese locali e giovani imprenditori, società dell’industria turistico- ricettiva, associazioni esperte in tutela ambientale e in attività sociali, ma anche investitori stranieri) e soprattutto la velocità con cui sono state selezionate le candidature. In quanti casi infatti si riesce a dare un così importante segnale di cambiamento in Italia? La questione del “tempo” è sempre di più uno dei fattori chiave per ridare senso e significato alle politiche attive, quelle che impattano direttamente sulla vita delle persone e sulle opportunità delle imprese. La questione del “tempo” soprattutto nei processi di rigenerazione urbana, diventa immediatamente “spazio-tempo” o “temporiuso” per usare l’efficace terminologia utilizzata da un importante approccio di ricerca su queste problematiche. Serve quindi accelerare su questo aspetto della giusta conduzione dei tempi, con il riuso è più facile che in altri casi, non c’è più tempo da perdere. I “fari” danno una bella lezione sul “fare”: facciamo tesoro!

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roberto.tognetti@riusiamolitalia.it

Tra riuso e contrasto al consumo di suolo (ringraziando Paolo Pileri)

Poche settimane fa quando abbiamo lanciato l’”Università del riuso” abbiamo avuto modo di ricevere varie forme di sostegno e incoraggiamento. Spicca tra le tante quella del prof. Paolo Pileri del Politecnico di Milano con quale nel lontano 2007 avevamo avviato i primi confronti a partire dalla questione del contrasto al consumo di suolo, di cui proprio Pileri è stato pioniere nel nostro paese. La questione stessa del “riuso” che abbiamo affrontato con RIUSIAMO L’ITALIA, parte da lì, miscelando nuovi approcci strategici di pratica urbanistica con le politiche attive di promozione della nuova economia. Partendo dall’occupabilità giovanile (da spazi vuoti a start-up culturali e sociali) abbiamo inteso rivolgerci anche indirettamente a tutte le possibili forme di innovazione che potessero ridare senso ai tanti contenitori vuoti, dismessi o sottoutilizzati che segnano ormai endemicamente le varie strutture insediative d’Italia (dai centri storici alle periferie, dalle aree industriali dismesse ai borghi abbandonati).  Ogni giorno di più ci accorgiamo che minoranze più o meno silenziose si propongono con idee, progetti e iniziative che potrebbero con investimenti minimi rilanciare nuove filiere produttive e nuove catene del valore nei più svariati campi: industria 4.0, artigianato digitale, medium tech, nuovo welfare, imprese culturali e tanto altro. Allo stesso tempo ci accorgiamo che maggioranze rumorose non si accorgono di quanto poco servirebbe fare per rendere possibile tutto ciò. La strada per nuovi percorsi di rigenerazione urbana che parta dalle nuove comunità di innovatori è certamente ancora lunga e molte barriere culturali e psicologiche alla piena comprensione delle sue potenzialità deve ancora venire. Quindi nel quotidiano sforzo di coniugare il pessimismo della ragione con l’ottimismo del cuore, per una volta, ci rinfranchiamo delle belle parole che Paolo Pileri ci ha rivolto e che qui riportiamo integramente: “Devo onestamente complimentarmi perché avete fatto di un momento difficile un’occasione di rianimazione e questo è bello, positivo e fa bene al nostro Paese. Bravi. Sono stra-convinto e lo scrivo da tempo che se avessimo il coraggio di fermare il consumo di suolo, riassorbire tutti quei maledetti pseudo-diritti di edificazione che i comuni hanno sparso qua e là….si genererebbero tante iniziative di recupero/rigenerazione/rifunzionalizzazione e che investirebbero edifici delle nostre città, quartieri, spazi pubblici con una creatività che nemmeno riusciamo a immaginare oggi. Fate bene a fare quel che state facendo. E fate bene a farlo con quello slogan bellissimo “Riusiamo l’Italia” perché questo deve essere di monito (e anche uno sberlone) a chi pensa che l’Italia sia già morta e che senza le solite ricette sviluppiste e mangiasuolo non c’è futuro. Invece voi ci state dicendo che ci sono futuri alternativi e pure possibili. Mi raccomando tenete duro e schiena dritta”.

RIUSIAMO L’ITALIA!

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it