SE LA FOTOGRAFIA RISCATTA IL PATRIMONIO ABBANDONATO

Da qualche anno la fotografia ha assunto il patrimonio abbandonato come campo di ricerca speciale. Ciò è avvenuto  a vari livelli e non senza contraddizioni di linguaggio, ma nel suo insieme questa tendenza sta contribuendo alla diffusione di una consapevolezza nuova su questo grande tema. Attraverso le immagini si esprime infatti l’emozione triste della perdita e della rimozione, ma si trasmette anche il senso e significato alle straordinarie potenzialità di rinascita e di valorizzazione di una moltitudine di beni abbandonati, dismessi, devastati o anche più semplicemente sottoutilizzati. Di fatto, attraverso il lavoro di alcuni protagonisti della fotografia contemporanea, si acquisisce un repertorio di casi e di opportunità, da cui si evince che proprio il riuso creativo e il riuso temporaneo potrebbero scatenare uno straordinaria concentrazione di energie in tutte le aree del paese, sotto forma di nuove imprese a vocazione culturale, sociale, turistica, ambientale, ecc.

Le immagini, quando sono il risultato di una ricerca di qualità artistica e di impegno civile, aiutano infatti a capire che è perfettamente applicabile quell’approccio minimal del “fare molto con poco”, che aiuta la rigenerazione del patrimonio dismesso anche con modeste risorse necessarie e sufficienti a funzioni di “innesco” processuale. Si può intervenire infatti per parti, in modo graduale, si possono accostare ai contesti da valorizzare piccoli contenitori di supporto sufficienti ad ospitare le prime funzioni di presidio e cura, si può operare con metodo relazionale collegando il fascino di situazioni difficili, come ruderi o rovine, ad altri beni perfettamente conservati. Insomma molteplici sono  le buone pratiche da replicare per assicurare risultati importanti, e infinite possono essere le modalità per interpretare con metodi nuovi i casi particolarmente complessi. Da questo punto di vista segnaliamo due lavori di particolare qualità e attenzione. Il primo  consiste nell’opera di Silvia Camporesi che ha mappato, regione per regione, più di 150 luoghi, paesi ed edifici abbandonati, e che si trova in mostra a Ferrara fino all’8 ottobre. Il secondo lavoro da evidenziare, riguarda una sorta di “fotoreportage di attraversamento” che è stato sviluppato in Basilicata volutamente fuori dall’orbita e dal clamore della città capoluogo regionale che si prepara a diventare capitale europea della cultura nel 2019. Un viaggio svolto dalla fotografa pugliese Laura Greco che tra il silenzio, l’abbandonato e gli orizzonti aperti dei paesaggi, ha riportato l’attenzione sugli effetti della desertificazione sociale in atto in queste aree rurali.

RIUSIAMO L’ITALIA !

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it

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