NASCE L’OSSERVATORIO SUL RIUSO DEGLI SPAZI ABBANDONATI

“Non serve cercare dati altrove, internet offre un bacino illimitato di opinioni, si tratta solo di sapere come cercarle ed utilizzarle al meglio, governando le funzioni di ricerca e comunicazione” [Dario Manuli, Product Strategy di Roialty]. L’interesse verso qualunque tema oggi può essere non solo ricercato e rilevato, ma anche misurato attraverso modalità on line. Ci accorgiamo di quanto la pubblicità, ad esempio, si avvale costantemente di questi flussi di informazioni… Infatti, come molte altre attività che hanno risvolti sociali, anche la ricerca sul tema è nata nel mondo profit (nella forma della indagine di mercato) per rilevare preferenze, interessi, temi dibattuti con maggior frequenza e gusti delle persone. Tutto ciò, con l’avvento del 2.0, dei social e dei “Big data”, assume coordinate diverse, ben più potenti, tanto che il societing – più del marketing – sembra essere la nuova disciplina utile a comprendere innovazioni e tendenze.
Il web è oggi “vita reale”, dunque non una “second life”: infatti, nella normalità dei casi, tanto sul web, che “dal vivo”, si condividono gli stessi pareri, si fanno acquisti, ci si informa, si guardano musica e film, si fanno pagamenti, si comunica e si partecipa alla vita culturale e sociale. Condividere, esprimere pareri ed apprezzamenti (dai “mi piace” agli “emoticons”), partecipare a discussioni on line, sono quotidfianità; le informazioni che vengono pubblicate in rete sono tracciabili e rintracciabili, misurabili e valutabili.
Come detto, questi strumenti di “social intelligence” sono già ben utilizzati dalle imprese profit. Trasferire queste modalità di ricerca anche in ambito sociale, permette di ottenere molte indicazioni progettuali e operative, tendenze, ”sentiment” sulle questioni. Così oggi “Riusiamo l’Italia” ha voluto sperimentare questi strumenti proprio sul tema degli spazi vuoti e della rigenerazione urbana, sviluppando un Osservatorio on line su questi argomenti, utilizzando piattaforme di social intelligence realizzate ad hoc da  Bewe e Roialty e che si appoggiano sul web costruito da Leonardo . Queste piattaforme permettono il web monitoring (cioè l’analisi delle conversazioni on line su oltre 3,5 milioni di fonti), per analizzare quanto si parla di un tema, come se ne parla, dove e a cosa viene maggiormente correlato.
Questa modalità di lavoro ha permesso lo sviluppo di una partnershipcon il mondo profit, con la multinazionale PPG/Univer con cui si è dato vita all’ambiente formativo dell’Università del Riuso, per favorire percorsi di apprendimento su questi temi.
Nello specifico della ricerca, dal “Readers” dell’Osservatorio emerge che anche in questi ultimi 10 giorni, si è parlato in modo approfondito di riuso, così come già emerso nell’articolo di inizio luglio. Molte le news rilevanti, in diversi ambiti, a partire da quello istituzionale. La questione del riuso è arrivata infatti alle istituzioni, tanto da essere oggetto di due disegni di legge: uno sull’autorecupero di immobili abbandonatipresentato dai Cinque Stelle alla Camera, l’altro, presentato da Forza Italia al Senato, per destinare immobili dismessi a start-up.  Vi è anche un Decreto del Mibact per la trasformazione di caserme in residenze artistiche, da affittare a non più di 150 euro al mese.
Nei Comuni, a Napoli, il tema è oggetto della contestata delibera del Sindaco De Magistris che regola l’uso degli immobili di proprietà dell’Ente, in quanto “beni comuni”. Gli stessi temi, a metà luglio, verranno dibattuti a Foggia in una due giorni e ad Imperia. Invece il tema della valorizzazione è promosso in Toscana, dove la rigenerazione incontra la “finanza”, a partire dal recupero di patrimoni di pregio, vuoti. Sempre dalla Toscana, la news di un borgo abbandonato (v. più avanti), divenuto ora “eco villaggio”.
Un tema molto sentito on line è quello degli spazi vuoti immediatamente riusabili: c’è sia un Decreto del Ministro Del Rio sugli alloggi sfitti, che l’azione di CittadinanzAttiva sul censimento per il recupero di spazi disponibili vuoti. Non solo: molto interessante l’azione di recupero dei teatri attivati dalla Regione Lazio e, sempre in ambito culturale, la candidatura di Palermo a capitale della cultura a partire dal recupero di alcuni luoghi simbolo della città.

La dimensione del “vuoto” viene sempre sottolineata dal web, sia nelle “aree interne” che in quelle urbane. Si parla infatti di 1.500 borghi abbandonati, con 1,26 mln di edifici, e di ben 5.000 “paesi fantasma”. Nelle città, il caso emblematico è a Milano dove, pur essendo invenduto il 50% di ciò che è stato costruito, si procede comunque nell’azione di consumo di suolo. Stessa questione a Lucca. Non solo: anche le Scuole chiudono e calano di numero: 100 in meno il prossimo anno. Infine, nel 2016, sono ben 838 le infrastrutture pubbliche incompiute, 90 delle quali in Campania e 116 in Sicilia.

Continuano costantemente episodi di cronaca legati a spazi dismessi ed abbandonati, che portano a sviluppare un “sentiment” fortemente negativo per le situazioni di degrado che lì vengono generate. I casi emblematici vanno da Bari a Vigevano, così come le questioni di salute pubblica a Terni, amianto a Senigallia, le paure a Erba, i crolli a Salerno, le demolizioni a Brescia, i “rave” a Cremona. Negative sono sempre anche le situazioni legate a opere oggetto di fallimento, abbandonate da anni, che spesso assumono la forma di “ecomostri”: un esempio rilevato in questi giorni è quello di Villasanta  (MB). Riprendersi uno spazio sportivo, è stata un’azione tra protesta e diritto di cittadinanza, a Pisa, sui campi sportivi chiusi perché dichiarati inagibili dalla Provincia.

Tutto ciò per dire che il tema del riuso ha diverse sfaccettature, che il web coglie puntualmente e bene. Rimane il fatto (vedi Figura) che il vuoto ha comunque un sentiment complessivamente negativo, viste le questioni descritte in precedenza, molto legate ad emozioni, a partire dalla paure, che sono preponderanti. E’ anche vero che si registra la percentuale più alta di sentiment positivo sui social, dove l’interazione è potenzialmente maggiore. Come dire: se se ne parla, si creano nei dibattiti, arrivano idee, proposte, buone prassi, soluzioni.

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giovanni.campagnoli@riusiamolitalia.it

Fonte: http://www.ilgiornaledellefondazioni.com/content/nasce-l’osservatorio-sul-riuso-degli-spazi-abbandonati

 

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Sul ruolo delle rovine nel contemporaneo: tre riferimenti

Una semplice associazione di idee che prende spunto dal senso di “rovina” che affligge il mondo con l’escalation di fatti drammatici degli ultimi giorni: Brexit, stragi, attentati, rivolte interrazziali, colpi di stato, gesti folli, schizofrenia diffusa. Che sta succedendo? Come ne usciamo? C’è una relazione tra la “rovina” politica, culturale di un modello di civiltà in declino e le “rovine” materiali del suo vasto patrimonio abbandonato? C’è forse una chiave attraverso cui, affrontando le seconde, si possono trovare soluzioni alla crisi della prima? Difficile dare risposte certe. Ci si limita a qualche spunto per riflettere attraverso tre riferimenti liberi, aperti e molto diversi tra di loro.

Il primo: Mauro Pagani ha appena realizzato un nuovo brano funk da titolo The big man ispirato a Donald Trump. Il Musicista ha commentato questa scelta sul fatto di non riuscire a rimanere indifferente di fronte alla possibilità che diventi l’uomo più potente al mondo. Il testo utilizza parole pronunciate da Donald Trump e nel videoclip un suo sosia si alterna alle scene con l’autore e, non a caso, nella sgangherata cornice di una grande fabbrica abbandonata.

Il secondo: il pittore francese Robert Hubert (Parigi, 1733 –1808) che i contemporanei avevano soprannominato “Robert des ruines” viene quest’anno celebrato  con un’importante e approfondita rassegna.  Oltre 140 tra i suoi dipinti, disegni e stampe di rovine, prima esposti al Louvre, poi alla National Gallery di Washington (fino al 2 ottobre) con una mostra ricca e articolata, definita quasi un catalogue raisonné. Tra i commenti più ricorrenti quelli che accennano a un peintre visionnaire, non incline alla commiserazione, nonostante i numerosi paesaggi di distruzioni e catastrofi che caratterizzano le sue rappresentazioni. Hubert non perde mai humour e ironia nella consapevolezza che la sua epoca  aveva imparato a riconoscere il fascino dalle rovine, nell’idea che “tutto passa, tutto perisce” (l’immagine è quella del suo dipinto raffigurante “Il ritrovamento di Laocoonte”).

Il terzo: deriva dalla lezione di Marco Casagrande, architetto visionario e rivoluzionario che nonostante vari riconoscimenti internazionali non ha ancora raggiunto l’influenza che meriterebbe grazie suo innovativo approccio basato sulla contaminazione tra l’architettura e altre discipline dell’arte, della scienza e dell’ecologia. La sua teoria di Città di Terza Generazione vede la condizione urbana post industriale come una macchina rovinata dalla natura umana e gli architetti come sciamani che meramente interpretano ciò che viene trasmesso dalla natura più grande del pensiero condiviso ( Marco Casagrande: Cross-over Architecture and the Third Generation City Epifanio 9, 2008).

In questo im-possibile dialogo a distanza nello spazio e nel tempo tra un musicista, un pittore e un architetto, forse qualche traccia di verità per l’esplorazione di un futuro migliore, senza rinunciare alla lezione di ironia e di disincanto che sembrerebbe essere una caratteristiche di tutti e tre.

RIUSIAMO L’ITALIA!

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it

Osservatorio on line sul riuso:evidenze e sentiment sul tema

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Il web non è solo un luogo di ricerca di informazioni, ma sempre di più un luogo di informazioni utili per la ricerca. “Riusiamo l’Italia” ha sviluppato un Osservatorio on line su questi temi, usando piattaforme di social intelligence realizzate ad hoc da  Bewe e Roialty e che si appoggiano sul web costruito da Leonardo  . Queste piattaforme hanno molte funzioni: tra questa – utilissima – un reader di news dedicate al tema. Poi la possibilità di misurare il sentiment su questo aspetti.Qualche dato rilevato in quest’ultimi giorni (dal 25 giugno ad oggi).

Partiamo dal tema: quantitativamente è rilevante ed impatta in modo forte sui territori: le fabbriche abbandonate sono 1.000 in provincia di Treviso ed i capannoni vuoti  1.500 in provincia di Novara . Emergono alcuni casi emblematici: i grandi hotel a Varese, a San Pellegrino, uno zuccherificio nel catanese, una cascina nella pianura padana.

Il riuso è una pratica che avanza e le buone prassi di moltiplicano, dai sette capannoni a Reggio Emilia, all’arte urbana a Firenze, dalla nuova “factory” di Soverato, ai ragazzi che recuperano un quartiere imparando un lavoro a Bari. Sempre più diffuse le pratiche di riuso temporaneo, da quelle di un borgo abbandonato perché bombardato durante la seconda guerra mondiale nel Lazio all’incontro per un grande gioco a Senigallia in un ex Ospedale psichiatrico, fino ad un festival in Molise.

Presentato  in settimana anche un disegno di legge sul riuso di spazi a favore di start up ed anche – in ambito musicale – un nuovo video a Crotone sui beni culturali.

Prevalgono però i problemi generati dallo stato di abbandono degli spazi dismessi: igiene pubblica (“ratti giganti” a Udine), incendi a Sesto SG e Anzioeternit a Montecatini, furti a Bagheria e Rimini, dove emerge anche il degrado urbano. Fenomeni di ordine pubblico (i rave a Bologna), criminalità e malvivenza a Torinoinquinamento da polveri a Palermointegrazione religiosa a Spilimbergo. Emerge anche il tema delle opere pubbliche incompiute, da Porto Torres a Mantova, con una accusa di programmazione sovrastimata di abitazioni rispetto alla popolazione.

Tutto ciò dà conto come il fenomeno sia ben presente sui territori, diffuso su tutto il Paese,  generi sia buone prassi, ma anche un “sentiment” negativo visti i tanti e troppi problemi che il vuoto provoca negli abitanti (vedi figura sopra). Il web oggi registra quindi più paure che speranze legate al vuoto, che invece genera fiducia quando viene riempito di idee, cultura, arte, incontri, rigenerazione civile… Una bella indicazione da seguire nei prossimi anni.

giovanni.campagnoli@riusiamolitalia.it