La filigrana digitale della parola “RIUSO”

Con RIUSIAMO L’ITALIA, ovvero il roadbook omonimo, il sito www.riusiamolitalia.it, il sistema di relazioni innescato e la ricerca empirica che continua giorno per giorno, fino al recente lancio dell’università del riuso , il termine “RIUSO” ha assunto per noi una presenza quotidiana e costante. Succede poi che la sfera cognitiva sottesa al suo significato si allunghi e si propaghi per sentieri e combinazioni casuali. È così successo che grazie al fortunato incontro con due straordinari professionisti quali Fedele Congedo e Francesco Piero Paolicelli  in arte Piersoft,  questa parola è diventata occasione di reciproco arricchimento.

Fedele Congedo è architetto poeta e visionario, inventore del “muro nomade” come strumento di facilitazione nelle pratiche di progettazione partecipata, Piersoft   è un civic Hacker esperto di opendata e sviluppatore di spiccata sensibilità umanistica. Fedele Congedo ha così avuto modo di segnalare che quando le parole diventano comuni e hanno valore, vanno a costituire una bella strada alla base di tanti possibili “Dialoghi pubblici”.

Piersoft ci indica la definizione di openData in ambito digitale e informatico, citando Laura Newman: I dati aperti sono dati che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque, soggetti eventualmente alla necessità di citarne la fonte e di condividerli con lo stesso tipo di licenza con cui sono stati originariamente rilasciati. Il concetto di riuso dei dati è il cuore della sostenibilità del processo openData. Più i dati vengono presi, elaborati, migliorati, incrociati, messi su mappa, apps, infoGrafiche ect, più il riuso è compiuto.

Il riuso dei dati –conclude così il ragionamento Congedo-  incardina tutta la cultura della cittadinanza digitale. È un passaggio culturale epocale. In senso lato, è la metafora di tutta la conoscenza rilasciata come opera aperta, Sin dalla notte dei tempi, perché sia rimodulabile e utilizzabile da chiunque, per generare nuove economie e inedite geografie. Trovo la definizione riportata da Piero a carattere universale e valida per ogni agire etico della ricerca umana. 

Se si pensa in quest’ottica tutto il mondo analogico, il classico e il moderno,  si fa un passo in avanti non piccolo. Può essere una chiave per esprimere la necessità di questa nostra strada di fusione. 
Che dire? Bello connettere un ragionamento di software progettuale quale è il tema del riuso in urbanistica o in architettura, con una duale riflessione che attiene, in forma più generale, alle dinamiche di transizione di questi anni convulsi e travagliati del “non più e del non ancora” (come per esempio in: Alberto Magnaghi, Aldo Bonomi, Marco Revelli, Il vento di Adriano). Bello verificare questi destini convergenti in cui trapela un’idea di smart city dove certamente la tecnologia è importante, ma il pensiero critico lo è ancora di più.

RIUSIAMO L’ITALIA!

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it

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