Se le banche abbandonano le città

groviera

Con la smaterializzazione delle organizzazioni bancarie e con le innovazioni nei sistemi di erogazione del credito è probabile che si apriranno nuove voragini nella porosità dei “vuoti” urbani. È quanto si potrebbe dedurre dalla tesi di Giovanni De Caro con la sua previsione pubblicata su smartmoney.startupitalia.eu, ved. http://smartmoney.startupitalia.eu/banche/51257-20160111-decaro-banche-startup. Si passerà, secondo De Caro: “dalle banche senza persone alle banche senza filiali. Più o meno tutte le grandi banche italiane stanno già aprendo o studiando filiali unmanned, senza personale, per automatizzare la maggior parte delle operazioni che richiedono l’accesso fisico in banca, ma la tendenza a spostare online ogni tipo di transazione le renderà forse inutili prima ancora che si diffondano”. Uno scenario dove nuovi svuotamenti urbani si aggiungeranno ai tanti già esistenti, con la novità che ai grandi isolati ex industriali delle periferie vi saranno interi comparti dismessi o sottoutilizzati nei centri urbani. È plausibile immaginare effetti di impennata sugli stock dell’offerta immobiliare in cerca di futuro e di nuove destinazione con tutto ciò che questo comporta sui valori immobiliari in declino e sui tessuti socio-urbanistici in disgregazione. C’è qualche banca  che sta destinando percentuali anche infinitesime del loro giro d’affari a studiare questo fenomeno? Non sarebbe interessante cominciare a definire scenari di sviluppo basati sui potenziali generabili dalla riconversione di tale patrimonio immobiliare?

RIUSIAMO L’ITALIA!

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it

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