Dal valore ai valori

Parliamo del breve testo di una slide che utilizziamo spesso come incipit per introdurre il contesto di iperPIANO e del suo centro studi horroVACUI, durante le presentazioni del libro RIUSIAMO L’ITALIA  o in altri momenti di confronto e discussione sulle tematiche rigenerazione urbana e simili. E’ solo un cenno  per trovare un punto da cui partire a stabilire un minimo di tensione dialettica, e risulta così formulato <Qualche considerazione  sulla dimensione del “vuoto” urbanistico, sociale e umano e sulle sue conseguenze… Qualche riflessione su come “riempire quel vuoto” con “valore” e “valori” nuovi e altre parole chiave>. E’ quindi molto interessante scoprire che la questione del passaggio “dal valore ai valori” sia proposta anche in altissimi contesti di riflessione, come emblematicamente raccontato da Antonio Calabrò su huffingtonpost.it del 26/02/2016, ved. Dal valore ai valori: l’inedito incontro tra la Chiesa di Francesco e gli imprenditori italiani. Davvero straordinario!

RIUSIAMO L’ITALIA

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it

 

 

 

La filigrana digitale della parola “RIUSO”

Con RIUSIAMO L’ITALIA, ovvero il roadbook omonimo, il sito www.riusiamolitalia.it, il sistema di relazioni innescato e la ricerca empirica che continua giorno per giorno, fino al recente lancio dell’università del riuso , il termine “RIUSO” ha assunto per noi una presenza quotidiana e costante. Succede poi che la sfera cognitiva sottesa al suo significato si allunghi e si propaghi per sentieri e combinazioni casuali. È così successo che grazie al fortunato incontro con due straordinari professionisti quali Fedele Congedo e Francesco Piero Paolicelli  in arte Piersoft,  questa parola è diventata occasione di reciproco arricchimento.

Fedele Congedo è architetto poeta e visionario, inventore del “muro nomade” come strumento di facilitazione nelle pratiche di progettazione partecipata, Piersoft   è un civic Hacker esperto di opendata e sviluppatore di spiccata sensibilità umanistica. Fedele Congedo ha così avuto modo di segnalare che quando le parole diventano comuni e hanno valore, vanno a costituire una bella strada alla base di tanti possibili “Dialoghi pubblici”.

Piersoft ci indica la definizione di openData in ambito digitale e informatico, citando Laura Newman: I dati aperti sono dati che possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti da chiunque, soggetti eventualmente alla necessità di citarne la fonte e di condividerli con lo stesso tipo di licenza con cui sono stati originariamente rilasciati. Il concetto di riuso dei dati è il cuore della sostenibilità del processo openData. Più i dati vengono presi, elaborati, migliorati, incrociati, messi su mappa, apps, infoGrafiche ect, più il riuso è compiuto.

Il riuso dei dati –conclude così il ragionamento Congedo-  incardina tutta la cultura della cittadinanza digitale. È un passaggio culturale epocale. In senso lato, è la metafora di tutta la conoscenza rilasciata come opera aperta, Sin dalla notte dei tempi, perché sia rimodulabile e utilizzabile da chiunque, per generare nuove economie e inedite geografie. Trovo la definizione riportata da Piero a carattere universale e valida per ogni agire etico della ricerca umana. 

Se si pensa in quest’ottica tutto il mondo analogico, il classico e il moderno,  si fa un passo in avanti non piccolo. Può essere una chiave per esprimere la necessità di questa nostra strada di fusione. 
Che dire? Bello connettere un ragionamento di software progettuale quale è il tema del riuso in urbanistica o in architettura, con una duale riflessione che attiene, in forma più generale, alle dinamiche di transizione di questi anni convulsi e travagliati del “non più e del non ancora” (come per esempio in: Alberto Magnaghi, Aldo Bonomi, Marco Revelli, Il vento di Adriano). Bello verificare questi destini convergenti in cui trapela un’idea di smart city dove certamente la tecnologia è importante, ma il pensiero critico lo è ancora di più.

RIUSIAMO L’ITALIA!

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it

L’Università del Riuso presentata alla Convention milanese di PPG Univer

Un seguito dell’esperienza del libro “Riusiamo l’Italia” è stata, fin dall’inizio, la formazione: 15 mesi di oltre 60 incontri, su e giù per l’Italia, molto ricchi e carichiSchermata 2016-02-13 alle 17.50.11 di spunti. Organizzare questa conoscenza e renderla ancora più fruibile era un “must” del 2016. L’incontro con PPG Univer (e Giovanni Filippa), Enne3, iperPiano ha permesso di dar vita all’Università del Riuso, vale a dire una struttura organizzata che promuove corsi brevi e workshop itineranti per favorire ed accompagnare esperienze di riuso / rigenerazione urbana. Una formazione con un taglio molto operativo e con un forte sguardo sia alla sostenibilità delle esperienze (economica e di senso) che alle soluzioni di problemi tecnici che le esperienze di innovazione legate al riuso (anche temporaneo) portano con sé.

Infatti i meccanismi di riuso rispetto alla sterminata casistica oggi pervasivamente diffusa in moltissime città, stanno generando “dal basso” gli scenari più interessanti della rigenerazione urbana. Nuove tecniche e metodologie di riuso creativo e/o riuso temporaneo si stanno affermando da parte di innumerevoli comunità di pratiche attraverso fantasia, senso etico, responsabilità ambientale e consapevolezza energetica. Il senso di questa mobilitazione di nuovi soggetti pro-attivi sta reinventando radicalmente l’approccio di riabilitazione degli spazi abbandonati o sottoutilizzati, offrendo nuove opportunità agli operatori tecnico-professionali delle filiere dell’edilizia, del restauro, dell’impiantistica e dell’innovazione tecnologica. In tali dinamiche il trattamento delle superfici assume una funzione baricentrica nella pratica di riuso creativo: può essere in primo gesto simbolico per arrestare il degrado oppure può diventare l’ultima operazione di tocco finale per la qualificazione estetica di un intervento. Tra questi due estremi una moltitudine di possibile per qualificare gli spazi in termini di uso, di salubrità, di comfort, di benessere, di espressività. Per questo l’Università del Riuso  è nata con Univer (vernici e isolanti termici, del gruppo multinazionale PPG), insieme all’incubatore di impresa Enne3 dell’Università del Piemonte Orientale, al network nazionale di architetti e professionisti iperPiano, proprio a partire dai contenuti del libro “Riusiamo l’Italia”. L’innovazione infatti nasce per contaminazione di culture e di soggetti diversi. E questi elementi innovativi sono presenti nell’impostazione e nei contenuti formativi di tutti i corsi, anche di quelli che riguardano – oltre alla formazione interna di PPG Univer sui prodotti – il “restart in chiave 2.0” delle professioni della filiera aziendale, dai “distributori tecnici” agli applicatori. Infatti la “carica” di innovazione che porta con sé il riuso degli spazi, va a contaminarne tutta la filiera. Oggi infatti i punti vendita tecnici cominciano ad assomigliare sempre più a musei, dove è alta la qualità dell’exhibition. Ed è evidente che gli applicatori devono saper soddisfare clienti finali sempre più attenti alla ricerca di soluzioni per case che vogliono arredare in prima persona, quasi giocandosi un ruolo di “curatori” di “gallerie personali”. I contenuti formativi dei corsi per distributori tecnici ed applicatori, riguardano quindi il “Rinascimento delle botteghe” (la riprogettazione dei punti vendita) e “Imbianchino 2.0”, con nozioni operative di marketing, strumenti digitali per l’impresa, gestione professionale dei clienti, elementi di managemet by numers, all’apprendimento di competenze legate al saper essere oltre al saper fare.

giovanni.campagnoli@riusiamolitalia.it

Se le banche abbandonano le città

groviera

Con la smaterializzazione delle organizzazioni bancarie e con le innovazioni nei sistemi di erogazione del credito è probabile che si apriranno nuove voragini nella porosità dei “vuoti” urbani. È quanto si potrebbe dedurre dalla tesi di Giovanni De Caro con la sua previsione pubblicata su smartmoney.startupitalia.eu, ved. http://smartmoney.startupitalia.eu/banche/51257-20160111-decaro-banche-startup. Si passerà, secondo De Caro: “dalle banche senza persone alle banche senza filiali. Più o meno tutte le grandi banche italiane stanno già aprendo o studiando filiali unmanned, senza personale, per automatizzare la maggior parte delle operazioni che richiedono l’accesso fisico in banca, ma la tendenza a spostare online ogni tipo di transazione le renderà forse inutili prima ancora che si diffondano”. Uno scenario dove nuovi svuotamenti urbani si aggiungeranno ai tanti già esistenti, con la novità che ai grandi isolati ex industriali delle periferie vi saranno interi comparti dismessi o sottoutilizzati nei centri urbani. È plausibile immaginare effetti di impennata sugli stock dell’offerta immobiliare in cerca di futuro e di nuove destinazione con tutto ciò che questo comporta sui valori immobiliari in declino e sui tessuti socio-urbanistici in disgregazione. C’è qualche banca  che sta destinando percentuali anche infinitesime del loro giro d’affari a studiare questo fenomeno? Non sarebbe interessante cominciare a definire scenari di sviluppo basati sui potenziali generabili dalla riconversione di tale patrimonio immobiliare?

RIUSIAMO L’ITALIA!

roberto.tognetti@riusiamolitalia.it